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venerdì 28 marzo 2008

Il giorno di Venere


Certamente questo è un blog serio, lo so: un blog che si occupa di questioni politiche e sociali di un certo livello, col modesto intento di creare una sensibilità "resistente" rispetto ai temi caldi dell'attualità. Quindi non mi sognerei mai di scrivere su queste pagine nè di moda nè di gossip nè di sindrome premestruale.

Ma quando Enrico mi ha gentilmente offerto di collaborare, ha usato questa precisa espressione: "hai carta bianca". Beh... la mia carta oggi si tinge dei colori della poesia d'amore. Oggi non mi sento attivista dei diritti civili o interessata alla politica, stasera non sono socialmente impegnata a favore di nessuna degna causa. Anzi, al contrario... Ho evitato di guardare i miei soliti tre telegiornali serali, perchè sapevo che non avrei retto alla notizia di quella donna soffocata nel bagagliaio della macchina o di Berlusconi e Veltroni che litigano su chi deve andare in tv da chi.

E quando sto così, quando mi prende la nausea per lo schifo che c'è intorno, quando non sopporto che la gente viva questo schifo con la sterile impotenza della rassegnazione, io mi rintano nella poesia. Prendo dalla libreria uno dei tanti volumi e mi lascio cucire addosso i versi che leggo.

Oggi è venerdì, è il giorno di Venere, la dea della bellezza... e dell'Amore, l'amore con la maiuscola, quello che quando ti manca ti chiedi se esista davvero e se mai arriverà. Allora facciamo così: niente tortura nelle carceri cinesi oggi, niente morti bianche nè licenziamenti francesi a cittadini italiani, niente politici che si scannano per una poltrona che occuperanno solo per il tempo necessario a maturare una pensione senza trattenute. Facciamo che questo sia davvero il giorno di Venere.

Dostoevskij, ne "L'idiota", ha scritto: "La bellezza salverà il mondo". Per me la poesia è bellezza, ed è bellezza l'amore. E quando l'amore si fa poesia, il mondo, con le sue tragiche contraddizioni, e la vita, con le sue rincorse e le sue imboscate, mi fanno meno male.


MARINA - PAUL ELUARD

Ti guardo e il sole si innalza
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati con in mente cuore e colori
Per dissipare le pene della notte

Io ti guardo tutto è nudo
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto in poche parole
Il mare è freddo senza amore

E' l'inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
Tu ti culli tra le lenzuola
Tiri il sonno a te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per aspettarti e per seguirti
Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti

Un cuore per sognare fuori del tuo sonno


P. S. : Alla mia isola che non c'è, ma esiste.

Marina

2 commenti:

Unknown ha detto...

se non erro l'etimologia della parola "amore" è senza morte. l'importante è vivere

Marina... ha detto...

L'etimo della parola "amore" è controverso... il che mi sembra un ottimo sintomo delle contraddizioni che caratterizzano il sentimento. :-)
Comunque sia, io non mi fido dell'interpretazione che tu riporti: mi pare una forzatura che i Romani abbiano attinto dal greco l'uso dell'alfa privativa e poi abbiano utilizzato, per completare la parola, un termine latino, quale "mors". Ma tutto può essere.
Altrettanto poco mi convince la teoria secondo cui deriverebbe dal verbo greco "mao" (desidero), a sua volta derivante dalla parola sanscrita "kama" (che identifica l'amore tipicamente corporale), della quale si sarebbe poi perso il k nel corso del tempo.
Io preferisco pensare che la parola "amore" non derivi da nessun altra, che sia originaria e senza riferimenti ad altre culture: originaria come tutte le parole che nascono da ciò che non si può descrivere e ricondurre a nulla. "Amore" è parola fondante del vocabolario degli uomini: in ogni popolo qualcuno una mattina si è alzato e ha dato un nome a quella pena dolceamara che si sentiva navigare nelle vene. Ai Greci è toccato "eros", ai sanscriti "kama", a noi italiani, ai francesi, agli spagnoli... è toccato "amor". Ma è una visione decisamente poco scientifica, i glottologi e i linguisti mi lincerebbero.

Apture

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