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martedì 25 marzo 2008

L'aquilone di Forster



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Fonte: Adnkronos


Acclamato dalla critica e ispirato all'omonimo fenomeno letterario, arriva nei cinema italiani, il 28 marzo distribuito da Filmauro in 350 copie, l'atteso ''Il cacciatore di aquiloni''. Diretto da Marc Forster (regista di ''Monster's Ball'', ''Neverland'' e del prossimo episodio di ''James Bond'') e sceneggiato da David Benioff, il film e' la fedele trasposizione cinematografica del bestseller firmato dallo scrittore Khaled Hosseini, edito da Piemme, tradotto in 49 lingue e venduto in oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo, di cui oltre 2 milioni in Italia.

Per i temi universali trattati (la famiglia, l'amicizia, il coraggio del perdono e il potere salvifico dell'amore), il romanzo ha toccato profondamente i lettori delle piu' disparate origini culturali e sociali. Sullo sfondo degli eventi che, in trent'anni, hanno portato alla progressiva distruzione dell'Afghanistan e all'annientamento della sua cultura, la commovente e sincera amicizia tra due bambini afgani appartenenti a etnie e classi sociali differenti: Amir, figlio di uno degli uomini pashtun piu' influenti di Kabul, e Hassan, il suo piccolo servitore hazara.

La storia prende il via in Afghanistan negli anni '70. Amir e Hassan sono inseparabili, accomunati anche dalla passione per le gare di aquiloni. Ma un tragico evento irrompe e sconvolge le loro vite: Amir si macchia di un terribile torto nei confronti del suo giovane compagno di giochi. Quando le truppe sovietiche invadono il suo Paese, il bambino fugge negli Stati Uniti con il padre Baba (Homayoun Ershadi), ma il senso di colpa per non lo abbandonera' piu'. Quando un giorno riceve nella sua casa di San Francisco una telefonata inattesa, Amir capisce che e' giunto il momento di rimediare ai propri errori.

''Leggere il libro e' stata una esperienza bellissima ed emozionante - spiega Forster nelle sue note di regia - E' la storia della rottura di un circolo vizioso di violenza, ma nel suo complesso vi sono molti altri temi universali in cui tutti noi possiamo immedesimarci. Credo che una delle essenze del film e della storia sia il suo carattere di redenzione''.

Ad alimentare l'attesa per l'uscita de ''Il cacciatore di aquiloni'', oltre all'incredibile successo del romanzo, sono state anche alcune polemiche che ne hanno accompagnato il debutto in sala negli Usa: i due piccoli protagonisti, Zekiria Ebrahimi e Ahmad Khan Mahmoodzada, sono stati minacciati e costretti ad abbandonare l'Afghanistan insieme alle loro famiglie, mentre la severa censura afgana ha vietato la visione del film in patria, pena la morte. Divieto aggirato, nonostante il pericolo, attraverso la pirateria.


***

Vexata quaestio: arte e impegno civile, politico, sociale.

Vi è chi sostiene la tesi della reciproca indifferenza (reminiscenze liceali mi riportano alla mente Benedetto Croce che, nell'analisi della Divina Commedia, si ostinava a volere separare la "poesia" dalla "struttura"). Vi è chi è incapace di concepire lo sfogo artistico scisso dal contesto in cui nasce e di quel contesto fa ragione stessa della sua arte.

La censura è sempre un ottimo sintomo del malessere del potere davanti al seme vagante del bisogno di giustizia.

Perciò, paradossalmente, ben vengano gli interventi repressivi: significa che sono stati toccati nervi scoperti, e questo film, probabilmente, piuttosto che suturare, getterà alcool sulle ferite aperte di un popolo troppo poco abituato alla libertà.

Una volta tanto, viva la pirateria: al tempo delle persecuzioni romane i cristiani usavano simboli stilizzati disegnati nelle catacombe per testimoniare la propria fede, al tempo dell'unità d'Italia i carbonari scrivevano con l'inchiostro simpatico, al tempo del fascismo si usava la stampa clandestina. Le resistenze si assomigliano tutte, a quanto pare. Però mi metto nei panni di chi laggiù ha perso un genitore o un marito o un figlio, ed è triste pensare che non sia servito e non sia bastato a garantire che almeno i cinema restino zone franche dal potere.

Certo, anche il divertissement è cultura... ma, quando l'estetica sposa l'etica, l'uomo può dirsi vicino all'infinito.

E spero che "qualcuno" voglia accompagnarmi a vedere questo film...

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho scaricato il trailer del film, mi sembra interessante!

Marina... ha detto...

Ho appena visto il trailer anche io: ad essere sincera, non mi sembra niente di eccezionale, anzi, molto comune come tipo di messaggio.
Spero vivamente che non abbiano "occidentalizzato" troppo il contesto per renderlo più fruibile al pubblico e che non ne venga fuori uno dei soliti film in cui gli Americani salvano il mondo dai lupi cattivi e si aspettano che gli si renda grazie.
Perchè il rischio che sia solo una strumentalizzazione politica per legittimare le passate "azioni di pace" (?) c'è, ed è tutt'altro che remoto. Io avrei usato meno colori e meno parole, proprio a cominciare dal trailer: sarebbe stato un ottimo modo per introdurre lo spettatore nel clima della censura e dell'oscurantismo.
Ma è solo una prima impressione: sarò felice di ricredermi, davanti alla prova contraria.

Anonimo ha detto...

Forse hai ragione, degli amici m'hanno detto pure loro maluccio di sta pellicola. Però devo prima vederlo il film per dare un giudizio più convinto. Complimenti per come scrivi!

Marina... ha detto...

Grazie, Fabiana. Aspettiamo i tuoi commenti sul film, non appena lo avrai visto. Io spero di riuscire ad andarci questo fine settimana!

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