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venerdì 16 gennaio 2009

Quanti conflitti in TV?


I telegiornali mostrano immagini strazianti di palestinesi bombardati, mentre il Papa nell'Angelus esprime preoccupazione per le violenze nella Striscia di Gaza, e l'ONU organizza assemblee straordinarie.
Che il conflitto in Medio Oriente sia un evento da tenere in considerazione e sul quale porre attenzione nulla da dire.
Ma mi chiedo: perché non ricordarsi di tutte le guerre e delle vittime che si sprecano in altre parti del mondo? Perché l'attenzione è posta solo sul coinvolgimento di un paese occidentale come Isralele e non su quello di tanti altri paesi poveri?
L'Africa è piena di conflitti di cui nè i telegiornali nè tantomeno l'ONU si ricordano: Somalia, Nigeria, Sierra Leone tanto per dirne alcuni.
Solo perché non c'è alcun ritorno in termini di audience o di pecunia?
Nella speranza che la solidarietà dei Resistenti sia rivolta sì verso i bombardati di Gaza, ma anche verso le famiglie israeliane che hanno alcuni secondi per mettersi in salvo in seguito al lancio di razzi palestinesi, e verso i poveri del mondo che vivono solo di fame, di violenza e di dimenticanza... date un'occhiata a questo link:
Flavio D.

1 commento:

Marina... ha detto...

Quello che sta accadendo nella striscia di Gaza è così preoccupante perchè coinvolge interessi e Paesi che aumentano il rischio che il conflitto non resti circoscritto: l'opinione pubblica mondiale avverte il pericolo che le ragioni di una parte o dell'altra finiscano per prevalere a discapito della pace collettiva e dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 questa impressione si è fatta ancora più forte. E' una sorta di guerra fredda a blocchi diversi: non più comunismo e liberismo, ma mondo islamico e mondo occidentale.
L'ONU non dispone di contingenti tali da saziare la fame di pace e di ordine pubblico che c'è in tutto il mondo: in teoria ha l'obbligo, tra l'altro nemmeno giuridico (dal momento che si tratta di un organismo senza poteri coercitivi), di intervenire laddove le probabilità di reazioni a catena siano più alte.
E queste sono le ragioni obiettive per le quali è impensabile che i caschi blu siano presenti in ogni focolaio di guerriglia.
Poi ci sono le ragioni soggettive, che riguardano gli interessi economici e i particolari rapporti di "amicizia" tra stati, che, quasi sempre, prevalgono sulle vite dei singoli. E, sempre, mi fanno schifo. Per cui credo che in Somalia e in Uganda dovranno attendere ancora molto prima di essere assistiti, anche solo dal punto di vista umanitario, dalle forze internazionali. A meno che, paradossalmente, non ritengano di voler creare complicazioni su più vasta scala: ipotesi nella quale l'intervento delle Nazioni Unite sarebbe invocato a gran voce da tutti, noi compresi. Ma questi poveretti, bontà loro, hanno la cortesia di scannarsi in forma privata, e non disturbano il nostro sonno e i nostri sogni di love and peace. Perciò perchè l'ONU dovrebbe interessarsene?
"Così è (se vi pare)". Se non vi pare... resistete insieme a noi.

Apture

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