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mercoledì 17 giugno 2009

Buon lavoro a lei



Stamattina sono stato in un ufficio.
Un ufficio incaricato di rilasciare certificati relativi alla propria condizione sanitaria.
Ho accompagnato un amico.
Un amico cui è stato tolto il suo sacrosanto accompagnamento.
Stamattina ero io che lo accompagnavo.
Siamo stati in questo ufficio,
vuoto come è vuota la coscienza di certa gente.
Non c'era nessuno,
solo una signora seduta a una scrivania,
per niente presa da nulla,
probabilmente già con il pensiero al timbro sul cartellino...
Ci fa accomodare,
gentilmente,
e offre anche dell'acqua all'amico che accompagno.
Spieghiamo quello che vogliamo,
ma lei vuol sapere di più,
vuol sapere il perché, il per come della cosa,
ci dice che non dovremmo essere lì a parlare con lei dei nostri problemi
(quando le domande ce le stava facendo lei!),
ma con un suo collega,
forse il suo superiore...
Gentilmente le faccio osservare che siamo lì
per ritirare un documento,
mica per una consulenza
o per metterci in bocca ad altra gente ancora.
"Niente", dice che il suo fosse un "consiglio".

Credo di aver superato il primo ed ultimo ostacolo
fra noi e quel documento
e inizia a chiederci come lo volevamo,
che rilevasse i dati a partire da quando, e poi come, perché...
e giù di nuovo a rispiegarle tutto,
di nuovo, per filo e per segno.

Man mano che quello che definisce
"il mio lento computer"
presenta i dati,
la signora inizia a preannunciarci che per averne stampa
avremmo dovuto attendere una settimana almeno.
Provo a dire che avremmo una certa urgenza
e questa quasi mi assale,
dicendo: "tutti dicono che è urgente!
E poi è la mia collega che glielo deve fare, non io".
Chiedo della collega e,
inviperita, la donna mi sbeffeggia
dicendo: "vada, vada, dalla collega,
le chieda perché ci vuole tanto per un documento!".
Chiedo alla signora di non inalberarsi,
che la mia domanda era legittima:
"quanto tempo ci vuole per avere questo documento?".
La risposta è questa:
"Lei non può dire certe cose. E certo che mi inalbero!".

Replico che ho solo chiesto se è possibile attendere una settimana e più
per avere un documento che ci serve entro domani.

A questo punto è necessario aprire una parentesi per dire che l'ufficio
è aperto solo il mercoledì e il giovedì dalle 10 alle 12.
Chiusa parentesi.

Fossi Orazio potrei chiosare con un "carpe diem",
cioè cogli l'attimo.
La signora dice che per domani non se ne sarebbe parlato proprio
e che la collega ora era impegnata,
stava facendo altro.
Spiego alla signora che non può impormi di non dire nulla,
che sono un libero cittadino dello Stato Italiano
e che, di certo, non ho chiesto nulla di male,
ma solo, e ribadisco SOLO,
se fosse possibile che ci volesse una settimana per avere un documento.

Ragazzi, parliamoci chiaro.
Fosse scritto da qualche parte lo si capirebbe,
ma qui i tempi sono dettati dalla coscienza civica dell'operatore,
mica da leggi statuizzate.
Ieri ho parlato con un amico,
uno di quelli che fanno politica attiva,
mi parlava di certificazioni ISO per i dipendenti,
prima comunali e poi sub-comunali.
Non è male come idea,
non credete?
Un mansionario che faccia sapere ai lavoratori
i loro compiti e al cittadino
i tempi d'attesa necessari per ottenere quanto richiesto.
Davvero un'idea interessante.

Per tornare alla signora,
perché non finisce qui.
Mi chiede se veramente allora lo vogliamo il documento,
pur se dobbiamo aspettare.
Rispondo: "certo".
Allora lei fa: "Ma verrà lei a ritirarlo per il suo amico?".
"Sì", rispondo.
"Allora c'è la delega da compilare con copia di due documenti d'identità da allegare",
spiega.
Chiedo se possa portare questo documento con noi
per compilarlo e riportarlo. Mi risponde di compilarlo lì.

Ma la copia del doumento d'identità non ce l'abbiamo!

Certamente per l'innervosimento procuratosi poco prima,
ci dice, piccata, di andare a fare le fotocopie e poi di tornare
"che c'è ancora mezzora".
Non c'era mezzora, ma dieci minuti appena.
Dieci munti appena che avrebbero dovuto vedere me
e il mio amico,
dializzato, malfermo,
andare in'edicola a fare le fotocopie.
Tutti abbiamo visto il caldo che ha fatto stamattina,
questo è quello che è successo.

Ho detto alla signora che queste cose dovrebbero uscire sui giornali,
avrei voluto spiegarle che non era qualcosa contro di lei,
ma qualcosa che servisse a migliorarsi tutti,
a cambiare il sistema dalle radici,
a cominciare da noi.
Ma niente,
c'aveva già liquidati stizzita.

Andando via abbiamo detto buongiorno
e nella desolazione apatica e infruttuosa di quell'ufficio
ho aggiunto "buon lavoro".
Non so se fossi ironico o dicessi sul serio,
m'è venuto così.
La donna ha risposto invece arrabiatissima:
"BUON LAVORO A LEI".
"Ne avessi uno",
ho chiuso io.

Non abbiamo fatto in tempo a riportare il documento con le fotocopie allegate,
il mio amico l'ho dovuto portare a casa
che il caldo gli stava prosciugando le sue ultime ossa.

Ora ho fra le mani la richiesta di delega,
non è scritto da nessuna parte che sono necessarie le fotocopie
del documento del richiedente e del delegato per il ritiro.
E' scritto che la persona delegata è
"identificata con documento n. ... rilasciato il ... da ...".
Le fotocopie con le quali ci aveva liquidato,
non erano neanche necessarie.
Non ci credete?
In allegato la "carta".

E' scritto anche che il documento richiesto
sarà rilasciato "ai sensi della legge 241 sulla trasparenza degli atti amministrativi".
La cosa mi fa sorridere. Amaramente.

Io resisto se tu resisti,
Enrico Cervellera

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Io resisto se tu resisti,
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1 commento:

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