
La Cassazione ha disposto un nuovo processo per il caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 15 anni e per la quale il padre chiede la sospensione dell'alimentazione artificiale. La Suprema Corte ha deciso che il giudice, su istanza del tutore,può autorizzarne l'interruzione in presenza di due circostanze: che sia provata come irreversibile la condizione di stato vegetativo della ragazza e sia accertato che, se cosciente, in base alle sue convinzioni etiche, Eluana non avrebbe consentito la prosecuzione del trattamento.
Il padre della ragazza commenta: "E' un sussulto di umanità e di libertà".
La Cei ribadisce "la difesa della vita fino alla sua naturale conclusione".
15 anni fa una ragazza di 19 anni come tante, dopo una serata trascorsa con gli amici, finisce con la propria auto contro un palo.
Ricoverata in coma profondo per un gravissimotrauma cranico, viene intubata e strappata alla morte ma i medici non lasciano speranze: il coma e' irreversibile.
Il dubbio è "amletico"...
Senza cadere nella retorica o nella pietismo (la tragedia tocca sicuramente il cuore di tutti), mi chiedo, e vi chiedo, qual è la cosa giusta?
Può un uomo, decidere della morte di un'altra persona?
Anche se l'uomo è il padre e la vittima è la figlia?
E si può davvero essere convinti che Eluana non avrebbe consentito la prosecuzione del trattamento in tali condizioni?
O ancora, può lo stesso paziente decidere di troncare il dono più bello che ci sia stato dato?
O quanto può continuare a soffrire un padre che vede la propria figlia in questo stato da anni, senza ormai alcuna forma di speranza?
Chissà cosa ne pensa Eluana e se la risposta non sia nei suoi occhi in questo momento...
